La fatica

TECNICHE MASSO-IDROTERAPICHE E RECUPERO DELLE CAPACITA’ DÌ PRESTAZIONE NELLO SPORT

Tesi di:Emanuele d’Ambrosio

In letteratura medico scientifica la fatica è definita:

  • Un particolare stato fisico e psichico, prodotto da carichi, che si esprime nello scoordinameto delle funzioni dell’organismo ed in una temporanea diminuzione della prestazione. Lo stato di fatica è transitorio e rappresenta un evento complesso, che comprende processi sia fisici che psichici (Martin, Carl, Lehnertz, 1997)
  • Si definisce fatica la diminuita capacità individuale di realizzare uno sforzo, sia relativamente alla sua intensità, sia relativamente alla sua durata (Calligaris, 1997)
  • Diminuzione del potere funzionale di un organo o dell’intero organismo, dovuta ad eccesso di lavoro (Calligaris, 1997) – È una conseguenza del lavoro fisico (che può essere esacerbato da stress di natura personale) e riduce le capacità del sistema neuromuscolare e metabolico di continuare l’attività fisica (Bompa, 2001)

Da ciò esposto si evince che il fenomeno fatica sia: “Condizione indispensabile all’innesco di reazioni supercompensative che tentano di ristabilire l’omeostasi dell’organismo a livelli superiori”. Infatti, l’alternanza tra carico, fatica e recupero è il tipico processo funzionale biologico che si vuole ottenere e che si realizza con l’allenamento.
Al suo interno la fatica è un fenomeno necessario dell’allenamento e contemporaneamente il presupposto per il miglioramento delle prestazioni, in quanto, solo sollecitazioni ripetute che producono fatica possono portare all’esaurimento delle riserve funzionali, e ad adattamenti entro tali riserve. Per cui l’allenamento deve produrre stati di affaticamento, ma deve evitare quelli stati che conducono a sintomi di sovrallenamento. Quindi, fatica e recupero sono condizioni importanti per l’impostazione, il controllo e la direzione dell’allenamento.
Il fenomeno della fatica può essere differenziato in:

  1. Fatica centrale, condizionata da una disregolazione del SNC, che dipende dalle caratteristiche strutturali e metodologiche dei carichi impiegati ed in correlazione con le caratteristiche di funzionalità, degli organi ed apparati coinvolti nelle sollecitazioni. Motivazione, temperamento, lo stress ed altri fattori psicologici possono contribuire ad indurre affaticamento del SNC.
    Il SNC si basa su due processi: eccitazione ed inibizione.
    Il primo è un processo stimolante per l’attività fisica, il secondo è inibente. Nel corso dell’allenamento i due processi si alternano. L’affaticamento inibisce le cellule nervose, con il risultato di indebolire e rallentare le contrazioni muscolari (l’attivazione delle unità motorie diminuisce con l’aumento della fatica). L’impossibilità di mantenere una elevata attivazione delle cellule nervose per tempi troppo lunghi, conduce il sistema nervoso, qualora si voglia comunque mantenere un alto stato di attivazione, ad assumere uno stato di inibizione a fini protettivi. In questo senso l’affaticamento deve essere considerato un meccanismo di auto protezione contro eventuali danni ai meccanismi contrattili dei muscoli.
  2. Fatica periferica, da identificare con l’affaticamento più propriamente muscolare, condizionata dalle caratterizzazioni che supportano il complesso processo della contrazione muscolare. Può essere considerato come un affaticamento di origine metabolica che può dipendere da:
    – Alterazioni nell’ambito del flusso degli ioni calcio;
    – Gli scambi biochimici durante contrazioni muscolari ad alta intensità, provocano la liberazione di ioni idrogeno, inducendo acidosi o “affaticamento da acido lattico”.
    – L’esaurimento delle riserve di fosfocreatina, adenosinatrifosfato e di glicogeno o di altri composti energetici presenti nel muscolo.
    Fattori che determinano la fatica muscolare:FATTORI LOCALI (a livello della fibra muscolare)
    – Deplezione del glicogeno muscolare
    – Diminuzione della fosfocreatina
    – Diminuzione dell’apporto ematico (e quindi di sostanze nutritizie e ossigeno)
    – Accumulo dei metaboliti (acido lattico, anidride carbonica)
    – Diminuzione del Ph
    – Alterazione dei meccanismi che controllano la concentrazione degli elettroliti (calcio, potassio) nella fibra muscolare
    – Iperemia (aumento della temperatura) locale
    – Diminuzione dell’attività metabolica cellulare (in rapporto alla scissione di molecole di ATP in elevata quantità).
    – Diminuzione della capacità di utilizzo delle sostanze nutritizieFATTORI GENERALI
    – Nervosi e psicologici (diminuita motivazione, dolore, noia).
    – Metabolici (diminuzione del glicogeno epatico, disidratazione, iperemia generale).

    Da Fontani, in Calligaris A., Le scienze dell’allenamento, Società Stampa Sportiva, Roma,1997

I fenomeni della fatica si rafforzano gradualmente, per fasi:

  • Prima fase: esaurimento di riserve energetiche, soprattutto nei gruppi muscolari impegnati nel lavoro. Questa forma di fatica è rigenerabile con relativa facilità e si presenta prevalentemente nella prima fase di un microciclo di allenamento.
  • Seconda fase: si tratta di una fatica complessa (centrale), che può essere definita “del programma”.
  • Terza fase: sindrome da sovrallenamento. Nella seconda metà di microcicli molto impegnativi si possono presentare affaticamenti causati dal sommarsi degli effetti delle richieste di carico. Probabilmente solo in questo stato di affaticamento complesso le riserve funzionali dell’organismo possono essere sfruttate fino ad un punto tale che grazie al grado di sollecitazione così raggiunto si possono realizzare adattamenti nell’ambito delle stesse.

La fatica si presenta con i seguenti fenomeni:

  • Diminuzione del rendimento
  • Notevole diminuzione della capacità di produrre lattato
  • Aumento precoce dei valori di ammoniaca ematica
  • Valori di urea costantemente elevati
  • Processi motori scoordinati

La previsione dei tempi di rigenerazione sulla base di precedenti carichi di vario genere che provocano stati di affaticamento diversi, è estremamente difficile. Va poi aggiunto che nella sommatoria dei carichi, come nell’ambito di un ciclo , diminuiscono anche l’efficacia della rigenerazione corrente, cioè quella che ha luogo durante l’allenamento, e quella immediata che inizia dopo l’allenamento. Gli autori Martin, Carl e Lehnertz, fanno le seguenti considerazioni di natura generale, che possono aiutare a monitorare l’effetto degli allenamenti e stimolare i processi rigenerativi:
a) I procedimenti immediati di rigenerazione iniziano dopo ogni allenamento. Sono tanto più efficaci, quanto più l’organismo era rigenerato prima dell’allenamento. Permettono che siano possibili anche due, tre unità di allenamento al giorno.
b) All’interno di un microciclo con l’aumento dei carichi di lavoro, l’efficacia della rigenerazione immediata diminuisce progressivamente e le successive unità di allenamento si devono svolgere in condizioni di affaticamento elevato. Ciò accade soprattutto nella seconda metà del microciclo.
c) Dopo ogni microciclo si rende necessaria una fase di rigenerazione, che va realizzata attraverso un allenamento di rigenerazione (scarico) o il riposo.

Bibliografia:

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